Il sogno di Sauro Paolucci, da mezzo ettaro a riferimento per il mondo del Verdicchio

Il sogno di Sauro Paolucci, da mezzo ettaro a riferimento per il mondo del Verdicchio

 

11 Giugno 2018. Pubblicato in Archivio articoli dal 05/04/2011-La degustazione

 

di Michele Pizzillo, http://www.cronachedigusto.it/archiviodal-05042011/318-la-degustazione/25130-il-sogno-di-sauro-paolucci-da-mezzo-ettaro-a-riferimento-per-il-mondo-del-verdicchio.html

 

 

Montecarotto (An). Per avere un’idea della passione di Sauro Paolucci per il Verdicchio, bisogna parlare con un altro Paolucci (non sono parenti), Sergio, di professione enologo molto apprezzato nelle terre del bianco che domina i Castelli di Jesi.

Racconta il Paolucci enologo: “Mancava poco alla vendemmia del 1985 quando si presentò Sauro con un campione di vino che produceva nella sua vigna di Montecarotto per farmelo assaggiare e convincermi a seguirlo nella sua voglia di produrre un ottimo Verdicchio. Trasecolai quando mi disse l’estensione della sua vigna: mezzo ettaro. Accettai l’incarico per ammirazione della determinazione del mio omonimo viticoltore”. Ed eccomi a raccontare una delle più genuine espressioni del Verdicchio, frutto del lavoro di una famiglia straordinaria che crede in questo vino, tanto da non lasciare nulla all’improvvisazione: tutti i passaggi, dalla vigna ella bottiglia, sono rigorosamente osservati per avere la sicurezza di soddisfare il palato di chi ha voglia di bere vini autentici”. Oggi a coordinare il lavoro dei Paolucci (Sauro, purtroppo, ha perso la vista a causa di una malattia rara) è la moglie di Sauro, Donatella Paoloni, altro personaggio straordinario delle Marche del vino, che insieme ai figli Mirko e Giusi, ha messo insieme 40 ettari di vigna (tra proprietà e fitto, scegliendo sempre vigne vecchie), produce 45.000 bottiglie (di cui 18.000 di quello che è un vero cru, Sabbionare) che vende quasi tutto in Italia. Mentre Sauro riuscì a convincere Sergio a seguire la produzione in cantina, Donatella ha portato nelle vigne Pierluigi Donna, agronomo bresciano molto esporto in pratiche di coltura biologica, facendolo innamorare anche delle terre del Verdicchio.

Risultato? Sta tutto nella verticale di Sabbionare – il nome è quello della contrada di Montecarotto, piccolo centro vicino a Jesi, nel cuore del Verdicchio classico, dove il terreno è abbastanza sabbioso – che i Paolucci hanno organizzato nella cantina appena ampliata accanto al loro primo vigneto 100% Verdicchio, per avere un giudizio su quello che stanno facendo.

 

I 5 Verdicchio degustati

Sabbionare Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2010
Colore giallo con una sfumatura verdolina che anticipa, al naso, un vino ancora fresco, con un bel bouquet di profumi floreali. In bocca rivela morbidezza ed eleganza sostenute da un tocco di dolcezza che si alterna a spiccate note di anice e finocchietto selvatico. E, sentire il finocchietto in un vino frutto di un’annata caratterizzata da forti sbalzi termici oltre a non essere una cosa semplice, è anche sintomo della qualità del vino.

Sabbionare Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2012
Il colore giallo, in questo caso, diventa ancora più brillante, insieme ad una piacevole esplosione di note fruttate che vanno dall’albicocca alla pesca gialla, dalla mandorla alla frutta secca in generale ma, anche, sentori di anice e menta. Un vino piacevole, fine, con una bella acidità che accompagna un finale che diventa sempre più morbido e non perde mai la freschezza iniziale.

Sabbionare Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2013
Eccomi, direbbe, se avesse il dono della parola, il Sabbionare 2013 ai degustatori “convocati” per esaminarlo (ma, soprattutto, per godere della sua capacità di riempire la bocca), a farlo roteare nel bicchiere e, infine, a portarlo in bocca prima di lanciarsi in elogi sperticati. Il colore è oro brillante e, al naso, già anticipa un’acidità importante per la capacità di reggere il tempo e un bel corpo che soddisfa il palato. Il primo impatto è prevalentemente floreale, per poi lasciare spazio ad un agrumato che ne assicura una grande freschezza ancora per molti anni. Non mancano, in bocca, note di albicocca, pesca, mandorla e facendoci caso, anche un filo di liquirizia. Si può solo dire che è il vino che produttori ed enologi sognano di fare con sempre maggiore frequenza.

Sabbionare Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2014
La bravura dei Paolucci, produttori ed enologo? E’ questa annata estrema, che avrebbe invogliato a mandare il vino all’acetificio. E, invece, sono stati capaci di produrre un vino che, facendoci caso, potrebbe essere ritenuto di taglio molto francese, quasi una sorta di alsaziano con una eleganza e ricchezza aromatica incredibile anche per la sua particolarità in un Verdicchio. Del 2014 non c’è in giro un Verdicchio come questo, oltretutto ottenuto da uve che hanno subito qualsiasi tipo di sevizie, dagli insetti alle muffe che hanno messo a dura prova il valore dell’uomo (Mirko che praticamente viveva nella vigna con Pierluigi Donna, Sergio e Donatella in cantina) che, però, ha saputo domare la natura avversa.

Sabbionare Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico superiore 2015
Anche questa è l’annata che vorrei fare sempre più spesso, dice il Paolucci enologo. Un vino perfetto, floreale a tutto spiano, tra sentori di rosa e gelsomino, biancospino e menta piperita, un’acidità importante che assicura una grande longevità (15-20 anni come minimo) e un finale lungo e persistente. Che fosse così buono, confida Donatella, ce ne siamo accorti quando il vino è finito, quasi in un attimo; anche presso i clienti, lasciandoli senza prodotto sino all’annata successiva. In giro, probabilmente si trova solo qualche bottiglia da chi ha l’abitudine di non consumare tutto subito.

La degustazione presso la Società agricola Sabbionare – via Sabbionare 10, Montecarotto (An) – si è conclusa con la degustazione dell’ultima annata, 2017, con il vino che viene consegnato in questi giorni e quindi reperibile fra i clienti che da sempre seguono questa straordinaria famiglia di viticoltori che per i quantitativi prodotti, non sempre riesce a soddisfare tutte le richieste che arrivano. Dice Donatella: "Ci dilettiamo a produrre poco più di 10.000 bottiglie di “Il Filetto Verdicchio dei Castelli di Jesi doc classico”, un vino di pronta beva dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo fresco con note floreali che in bocca è piacevole e fragrante. Poco più di 1.000 bottiglie “Dune metodo classico pas dosè millesimato” da una selezione di uve provenienti da vigneti esposti a Nord-Est: è una bollicina di raffinata eleganza e per la prossima annata in commercio, bisognerà attendere il 2020. Poi ci sono un migliaio di bottiglie di “Poèsia”, ottenuto da uve appassite in parte sulla piante e in parte sui graticci, affinato in barrique per 18/20 mesi. Di colore giallo ambrato dai riflessi dorati, esprime sentori di dattero, albicocca e limone candito mentre in bocca è dolce e grasso. Infine “Ribotta rosso Piceno doc”, anche in questo caso un pugno di bottiglie ottenute da un uvaggio di Montepulciano e Sangiovese: è un vino giovane, di facile abbinamento, caratterizzato da sentori di frutta fresca a bacca rossa e, al palato rivela una bella tannicità e corpo sostenuto".

Monday, 11 June 2018 15:27